Quotazione fumetti: una guida per capire, da zero e in pochi semplici passi quando un fumetto vale un tesoro oppure soltanto una piacevolissima lettura

Da diversi anni ricevo richieste di valutazioni fumetti da parte di moltissima gente che ritrovandosi per le mani albi, fumetti, collezioni o riviste si domanda se sia possibile realizzare un po’ di soldi dalla vendita degli stessi.
Fermo restando che il fumetto, nella maggior parte dei casi, non è un oggetto su cui investire denaro e sul quale sperare di lucrare migliaia di euro sulle spalle dei (pochi) seri collezionisti rimasti, l’idea che il neofita ha cercando su internet e imbattendosi sui vari siti che paventano quotazioni astronomiche (e quasi sempre insensate, frutto di una ricerca condotta in maniera errata su Ebay, dove la maggior parte degli oggetti vintage o di collezionismo viene lasciata in vendita a cifre che nessuno spenderà mai), è che il ritrovamento di collezioni di centinaia di fumetti sia il primo step verso la ricchezza.

Le mail che ricevo sono dai toni entusiasti e la delusione che segue la mia risposta è spesso cocente: la verità è che la maggior parte dei fumetti, oggi, probabilmente sotto l’aspetto economico vale appena la carta con la quale è stata stampata (anzi, nemmeno quella, trattandosi di carta usata).
Certo, non sempre è così e casi di vendite importanti non sono fantascienza. Specificando che, proprio per simili casi, il servizio di valutazione fumetti che metto a disposizione è sempre attivo, ho deciso di pubblicare un piccolo vademecum per le valutazioni “lampo” fai da te, per coloro i quali desiderano conoscere la quotazione di fumetti molto comuni come Topolino, Tex, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never e chi più ne ha più ne metta. Lo faccio per due scopi.
Motivazione filantropa:
Ho notato che in rete, nella maggior parte dei siti di settore, si parla (anche giustamente) di fumetti che valgono un sacco di soldi e questo potrebbe confondere un po’ le idee. Ora, siccome quasi sempre i giornaletti valgono solo il prezzo di una bella lettura, ho ritenuto utile fissare delle linee guida comprensibili a chiunque, in modo che non perdiate il vostro tempo a fare foto, liste e quanto altro da sottoporre agli “esperti” del settore.
motivazione egoista:
la mia mail era diventata un archivio di “quanto vale magico vento” “Tex quanto vale” e “topolino quanto vale” etc etc. Sarà pure brutale detta così, ma talvolta mi dimentico anche di rispondere.
Spero insomma che questo piccolo decalogo sia utile alla maggior parte di voi (e anche a me).

Quotazione fumetti: ecco i principali elementi che vi possono far capire quando un fumetto ha più valore per la lettura che per la vendita.

1)Circa l’80% delle richieste di valutazioni o di vendita che ricevo riguarda materiale pubblicato in Italia fra gli anni 70 e i 2000. Purtroppo, la stragrande maggior parte delle pubblicazioni di questo periodo, sebbene piacevolissime da leggere, NON hanno il valore economico che sperate.
Parliamo di collezioni di fumetti conservate spesso in maniera maniacale, complete, pubblicate anche da un’importante casa editrice come la Bonelli. Serie come: Julia, Nathan Never, Magico Vento, Napoleon, Legs Weaver, Nick Raider, Mister No, Zona X, Martin Mystere, Brendon, Jonathan Steel, sono letture piacevolissime, disegnate da artisti del calibro di Castellini, Civitelli, Diso, Alessandrini, del compianto Pueroni e di tantissimi altri. Non si mette in discussione la bontà di questi prodotti. La bassa valutazione economica è conseguenza dell’ampia tiratura degli albi stampati che fa si che oggi ci siano veramente tanti Nathan Never, Magico vento etc etc. Inoltre, si tratta di fumetti ingiustamente “invecchiati male” che non esercitano sulle nuove generazioni il fascino che avevano per le precedenti. Capirete pertanto come il rapporto domanda offerta sia drammaticamente sbilanciato verso l’offerta.
Qualche eccezione può essere rappresentata da Dylan Dog, in grazia del fatto che gli appassionati dell’investigatore dell’incubo ideato da Sclavi sono più numerosi degli altri, ma anche in questo caso l’interesse collezionistico si ferma ai primi numeri (sostanzialmente i primi 10 e rigorosamente originale) e ai rari albi speciali (esempio: il Dylan Dog friulano), ma soprattutto ai gadget. Tutto il resto ha il puro e incontaminato valore della lettura, scevro dalle speculazioni economiche.

2)Tex. Tex è un argomento alquanto spinoso. Negli ultimi tempi ho come l’impressione che la gente negli anni 60, 70 e 80, invece di comprare pane, frutta e pesce, si nutrisse di fumetti Tex. E’ veramente sorprendente la quantità di collezioni di Tex che oggi mi vengono proposte, sia ai fini di una valutazione sia per la vendita. Segno di un’Italia più sognatrice e che probabilmente ritrovava nei fumetti una delle poche fughe dalla realtà. Oggi preferiamo lasciarci fagocitare dalla concretezza e moltissimi italiani desiderano vendere le loro perfette e completissime collezioni di Tex da 1 a 700 o oltre, che occupano un mare di spazio. Tex in tutte le salse, Tex tre stelle, Tex almanacco, Tex ristampa, Tex supplemento a Repubblica, il cowboy bonelliano è come il prezzemolo.
L’informazione che desidero darvi quindi è che se avete trovato anche a voi in cantina una bella e ingombrante collezione di fumetti di Tex, non avete fra le mani un tesoro ma un pretesto per iniziare a leggere. Tex è stato venduto e ristampato tante di quelle volte che il valore economico di un albo oggi è irrisorio. La maggior parte degli albi gigante di Tex prezzati più di 200 lire valutateli buoni per la lettura. Per quelli prezzati 200 lire o meno invece prestate attenzione ed eventualmente contattatemi.

3)“Ho un rarissimo fumetto con un errore di stampa!!”
“Ho un fumetto che all’interno ha una pagina bianca non stampata! Vale un sacco di soldi??”
Ho un fumetto senza la copertina! vale tanto?
No. Per lo stesso motivo per cui un frullatore guasto non vale più di un frullatore sano.
Non capisco il motivo di questa credenza comune, forse qualche retaggio che deriva dal collezionismo di francobolli, ma un fumetto con un errore di stampa non acquista più valore automaticamente, sebbene c’è chi saltuariamente provi a vendere Tex o topolini con errori a cifre esorbitanti.

4)Topolino:
Ecco un’altra richiesta che non manca mai nella mia casella email:
“ho topolini antichi, quanto valgono?”
Potrebbero anche valere un po’! Il fraintendimento però risiede nella parola “antichi“.
Molto spesso per il neofita un topolino antico è un topolino uscito negli anni 70. In tanti altri casi già negli anni 90 viene considerato antico.
Ora, io ho un’amica nata negli anni 70, è vero che ha i suoi acciacchi, ma va al mare, al cinema, ai concerti, insomma se provate a definirla “antica” vi prende a sberle. Antico è un termine adoperato in maniera impropria nel collezionismo. Tornando sul concreto, cioè ai topolino libretto, se il vostro intento è ricavare dei soldi dalla loro vendita, iniziate a tenerli in considerazione dagli anni 60 in giù. Ciò non significa che se li avete dagli anni 60 in giù siete già ricchi. Proprio no. Ma almeno vi state tirando fuori da quella fascia la cui valutazione è “valore di una piacevole lettura”

5) Diabolik:
Vale quanto detto per Topolino: non fatevi ingannare dalla bellezza degli albi, dai cartonati ristampati o dalle copertine con brossura: Il fumetto delle sorelle Giussani già dopo il terzo anno ha goduto di buona fortuna, con una tiratura che è andata ad aumentare. Diabolik Anno V e successivi sono di semplice reperibilità. Non parliamo nemmeno dei Diabolik ristampa swiss.

Ci sarebbero ancora tante categorie di fumetti nelle quali sarebbe facile trovare una buona percentuale di albi il cui valore è “quello della lettura”, ma essendoci anche delle eccezioni di non immediata riconoscibilità, eviterò di menzionarle.