Chi è cresciuto negli anni ’60 e ’70 ricorda bene la magia dei giocattoli di allora: erano semplici, riuscivano ad accendere la fantasia ed erano progettati per essere riparati ma non buttati in caso di rotture. Non erano solo passatempi: potevano essere compagni di avventure, strumenti educativi e svaghi da condividere.
Fu un ventennio di cambiamenti – non soltanto nel nostro piccolo mondo ludico – di nuove mode e materiali innovativi che segnarono un’intera generazione. Quei giocattoli che oggi sembrano così distanti da noi prepararono alla rivoluzione degli anni 80, il decennio simbolo del giocattolo.
Su Fumettirari.com ci occupiamo anche di giocattoli, oltre che di fumetti, perché i due mondi sono accomunati dalla nostalgia per la nostra infanzia. In questo articolo ti accompagneremo in un breve viaggio tra i pezzi più iconici di quegli anni, con curiosità, aneddoti e qualche consiglio utile per chi vuole iniziare – o ampliare – la propria collezione di giochi vintage di valore.
Il contesto culturale e sociale degli anni ’60 e ’70
Negli anni 60 l’Italia usciva dal dopoguerra, si respirava ottimismo e le famiglie incoraggiati da un orizzonte più terso iniziavano a concedersi qualche sfizio in più. Nelle case comparivano i primi televisori, arrivavano i frigoriferi, e anche i bambini entravano in contatto con giocattoli mai visti prima, provenienti dagli Stati Uniti o dal Giappone.
La plastica rivoluzionò il settore ludico – e non solo – nel bene e nel male: costava poco, si modellava facilmente e permetteva di creare giochi più colorati e resistenti. Negli anni ’60 i giocattoli riflettevano il desiderio di modernità, con forme più futuristiche e tematiche spaziali, in pieno clima “sbarco sulla luna”. Poi, negli anni ’70, anche l’esperienza di gioco divenne più creativa: costruzioni, pongo, trenini e pupazzi con cui inventare storie infinite.
Quei giochi, che oggi collezioniamo con cura, raccontano meglio di mille parole la società di allora: un mondo in fermento, che stava scoprendo il benessere e guardava con stupore alle nuove scoperte scientifiche.
I giocattoli iconici degli anni ’60
Se sei cresciuto negli anni ’60, ricorderai bene l’emozione di entrare in un negozio di giocattoli: scaffali pieni di colori, quell’odore inconfondibile di plastica nuova e la meraviglia che si accompagnava alla scoperta di giochi mai visti primi, esperiti appena sulle pagine di Topolino o dei settimanali per bambini dell’epoca.
Fra i passatempi più amati, sopravvissuti fra le altre cose al “ciclone” anni 80, ‘cera la Crystal Ball: bastava soffiare all’interno della cannuccia per vedere nascere bolle trasparenti che sembravano magiche. E poi c’erano i trasferelli, piccole immagini che, con un po’ di pazienza, si potevano replicare su quaderni e fogli, dando vita a scenette inventate sul momento.
Molti bambini portavano a scuola la schiscetta in latta, con i panini preparati a casa, mentre a casa si costruivano mondi interi con i Plastic City Italocremona, le famose costruzioni che per un po’ riuscirono a contendere a Lego il predominio sul regno della fantasia: Lego in realtà esisteva già, ma era ancora ben lontana dal produrre i numeri odierni.
E poi c’erano i robot in latta giapponesi, dei veri e propri miracoli dell’innovazione per l’epoca. Oggi potranno apparire anche semplici e ingenui, ma per l’epoca rappresentavano una novità assoluta. Il rinvenimento di un pezzo ben conservato, magari con la scatola originale, è una gioia per collezionisti e nostalgici che bramano di rivivere schegge dei propri anni felici.
I giocattoli indimenticabili degli anni ’70
L’industria del giocattolo negli anni 70 inizia a porre le basi per quel boom irripetibile che vivremo fra gli 80 e i 90, forse il ventennio di massimo splendore: erano tempi in cui si giocava in cortile, si scambiavano figurine e si inventavano mondi con quello che si aveva a disposizione. Ai passatempo ludici si accostarono i nuovi toys, come le prime action figures, che sulla scia dei Gi Joe colonizzarono gli scaffali delle giocherie: la Mego con i supereroi Marvel e i primi Micronauti, Kenner con Star Wars, Mattel con i suoi Big Jim.
Ma il legame con i giocattoli della tradizione rimarrà solido almeno fino agli anni 80: Chi, in quegli anni, non ha mai registrato le proprie voci su un mangianastri? Era un oggetto che faceva sentire grandi e permetteva di riascoltare canzoni o giochi inventati con gli amici. Immancabile poi il Pongo, morbido e colorato, con cui si creavano forme buffe e piccoli capolavori che, inevitabilmente, finivano per seccarsi dopo qualche giorno.
Le bambole (Furga, Sebino, Italocremona) sono in cima alla lista dei desideri da recapitare a Babbo Natale, così come i trenini Lima e Rivarossi impreziositi da dettagli interni ed esterni che li rendevano dei cloni in miniatura dei treni reali. E come dimenticare i soldatini di plastica schierati in battaglia sul pavimento del salotto? Quelli in pasta erano ormai prossimi al congedo, ma marchi storici come Nardi, Starlux, Britains e Atlantic seppero adeguarsi ai nuovi standard di mercato.
Oggi questi giocattoli hanno un fascino particolare: ci riportano a un’epoca in cui bastava poco per divertirsi e in cui ogni nuovo gioco diventava una scoperta.
L’influenza dei cartoni animati e dei fumetti sui giocattoli
Cartoni animati e fumetti sono parte preponderante nella quotidianità di un bambino, affermazione oggi contestabile ma indiscutibile negli anni 60-70. Si aspettava l’uscita di Topolino, Tex o Diabolik, per poi emulare le avventure dei nostri eroi preferiti. Non era raro, quindi, entrare in un negozio di giocattoli e trovare gadget connessi a quel mondo la.
Tra i giocattoli legati ai fumetti e ai cartoni dell’epoca, impossibile non citare la collezione dei Puffi: le piccole statuine colorate della Schleich hanno colonizzato le mensole nelle camerette dei bambini e oggi sono tra i pezzi più ricercati dai collezionisti. Un collezionismo che non è mai tramontato perché gli omini blu di Pejo sono ancora protagonisti al cinema, in tv e perfino nell’Happy Meal del McDonald’s.
Ledra o Ledraplastic, questo il nome di un marchio italiano storico e che suona familiare a chi colleziona pupazzi di gomma, ottenne la licenza per riprodurre i personaggi Disney. E così riuscì a distribuire in Italia i Tre Porcellini, Biancaneve e i sette nani, Mago Merlino e Maga Magò, Mowgli e il libro della giungla e tanti altri. Operazione analoga realizzò la ditta Canova, i pupazzi della linea Screen Gems, che include i personaggi Hanna e Barbera, sono più rari dei Ledra e molto richiesti fra i collezionisti.
Per provare a recuperare queste reliquie del passato le uniche strade percorribili sono I mercatini dell’usato, le fiere del collezionismo o i gruppi di appassionati online.
Le armi giocattolo: pistole e fucili negli anni ’60 e ’70
Tra i giocattoli più diffusi dell’epoca non possiamo omettere le armi giocattolo: pistole a tappo, fucili di plastica o metallo leggero e archi con frecce a ventosa. Erano accessori immancabili nei giochi “da cowboy” o nelle avventure ispirate ai film western e alle serie TV dell’epoca.
Marchi italiani come Edison Giocattoli, Mondial e Mercury erano tra i più noti nella produzione di pistole a tappo e fucili. Tra i pezzi oggi più ricercati ci sono le pistole cromate con impugnature decorate, i revolver con tamburo apribile e soprattutto i set completi con fondine in cuoio e cartucce finte.
Un capitolo speciale è dedicato al fucile Armalait, prodotto dalla Mebetoys, che a fine anni ’60 fece sognare i bambini appassionati di spionaggio e avventure da “agente segreto”. Il suo grande fascino stava nella possibilità di smontarlo e rimontarlo in diverse configurazioni, proprio come le armi hi-tech dei film di 007.
Oggi questi giocattoli difficilmente passerebbero la revisione della comunità europea, eppure per quel periodo non era considerato pericoloso che un bambino svuotasse un caricatore ad aria compressa addosso ad un proprio amico.
Giocattoli anni 60 e 70: le bambole
Accanto a pistole, robot e automobiline, gli anni ’60 e ’70 furono l’epoca d’oro delle bambole, come già accennato nei paragrafi precedenti. Negli anni ’60 spopolavano i modelli di pezza, vinile e plastica rigida, spesso con occhi mobili e vestitini cuciti a mano. Marchi come Furga, Sebino e Italocremona sono rimasti nel cuore di molte bambine di allora, grazie a bambole come Susanna, Corinne, Betty, o Cicciobello e tante altre, spesso corredate da accessori e piccoli guardaroba intercambiabili.
Sul finire degli anni 60, le bambole iniziarono a subire l’influenza delle nuove mode del decennio: comparvero i capelli lunghi e pettinabili, abiti più moderni e meccanismi che permettevano di camminare o pronunciare qualche parola. Furga lanciò bambole che rappresentavano non più bambine ma donne adulte e affermate, alla moda, per l’appunto “le bambole Alta moda”: le tre S Susanna, Sheila, Sylvie, erano pensate per essere vestite e acconciate in mille modi diversi, mentre Sebino conquistava il pubblico con Bettina, Cicciobello e la mitica “Patatina”.
Parallelamente, dagli Stati Uniti prendeva sempre più piede il fenomeno Barbie, un modello di bambola che contribuì ad affermare questo nuovo concetto di gioco, più legato alla moda e alla vita adulta, ribaltando la tradizione del bambolotto piccolo e bisognoso di cure. Il Monopolio sul mercato delle Barbie è ancora oggi detenuto da Mattel.
Tutte queste bambole sono diventate pezzi ambiti dai collezionisti. Il loro valore dipende da diversi fattori: la presenza della scatola originale, lo stato dei capelli e dei vestiti, eventuali accessori completi e, naturalmente, la rarità del modello. Una Furga Susanna o un Cicciobello Sebino in ottime condizioni possono raggiungere cifre elevate, purché siano puliti, in ordine e completi di tutti i componenti originali.
Giocattoli rari e da collezione
Alcuni giocattoli rarissimi degli anni ’60 e ’70, soprattutto se completi di scatola originale, possono raggiungere cifre elevate tra gli appassionati di collezionismo giocattoli o di giochi vintage di valore. Alcuni locomotori Rivarossi o i robot astronauti della giapponese Daiya sono delle rarità, se avete la fortuna di scovarli funzionanti e in perfette condizioni. Anche i pupazzi Ledra raggiungono oggi quotazioni interessanti, pensiamo per esempio alla “Pinocchietta”, la versione femminile di Pinocchio oggi di difficile reperibilità, specialmente ben conservata. Lo stesso vale per i modellini di macchinine Mebetoys (Italia), Dinky e Corgi (Regno Unito) prodotte fra gli anni ’60 e 70.
Il valore di un giocattolo degli anni ’60 o ’70 non è mai determinato dal caso: ad esso contribuiscono diversi fattori, come lo stato di conservazione, la diffusione che ebbe, eventuali particolarità di produzione e, naturalmente, l’ambizione dei collezionisti di averlo.
Se hai ancora qualche giocattolo anni 60 e 70, il consiglio è di trattarlo con la stessa cura che avresti per un cimelio prezioso: da qualche anno fra i collezionisti è consuetudine una pratica molto nota a chi colleziona fumetti, far gradare l’oggetto, ossia “blindarlo” dentro una teca con un voto (da 1 a 10) basato sull’estetica e attribuito da un ente qualificato. Senza dover arrivare a questi estremi, evita l’umidità e la luce diretta, non rimuovere eventuali etichette o adesivi originali e, se possiedi la scatola, conservala gelosamente: spesso è proprio la confezione, con i suoi colori e illustrazioni d’altri tempi, a fare la vera differenza nel prezzo.
E se vuoi scoprire quanto possono valere i tuoi giocattoli vecchi, puoi scriverci: saremo felici di dare una mano e, perché no, trovare loro una nuova casa tra le mani di altri appassionati.
Il valore affettivo e la nostalgia
Chiunque desidera comprare o vendere un giocattolo degli anni 60 – 70 deve fare i conti con un aspetto che può determinare uno stallo della trattativa: la nostalgia e il valore affettivo del giocattolo. Il proprietario di un Goldrake Mattel Jumbo, custodito in casa dalla tenera età, oltre al suo valore oggettivo di mercato, inevitabilmente lo caricherà di un valore affettivo: era il suo Goldrake. Carico che un acquirente non può “pagare”, perché di fatto sta acquistando un bene, non un’emozione. Prima di vendere bisogna quindi riuscire a elaborare il distacco dal pezzo. Vale anche per chi deve comprare, l’inevitabile valore affettivo e le emozioni nel rivedere un giocattolo dopo anni di separazione non deve portarvi a strapagare un oggetto.
Curiosità e aneddoti sui giocattoli anni ’60 e ’70
- La famosa Crystal Ball, in realtà, aveva origini più antiche di quanto si pensi: fu inventata già negli anni ’40 da un chimico, ma raggiunse la massima popolarità negli anni ’60. Bastava soffiare nella cannuccia per creare bolle trasparenti e resistenti, anche se il forte odore del liquido alimentò la diceria che fosse tossica. Nonostante questi timori, rimase uno dei giochi più amati di quell’epoca e oggi è ricordata con affetto da intere generazioni.
- I trenini Lima nacquero come alternativa economica ai modelli stranieri più costosi. Con il tempo, grazie alla cura nei dettagli e alla diffusione capillare, sono diventati oggetti da collezione molto ricercati, soprattutto se conservati con la scatola originale.
- Negli anni ’70 la Re‑El di Reggio Emilia fece parlare di sé con i primi giocattoli telecomandati a radiofrequenza. Tra i più celebri c’era il famoso disco volante di Goldrake.
- Il marchio Adica‑Pongo fu celebre per il DAS e il pongo colorato, materiali modellabili che hanno fatto divertire generazioni di bambini. Un dettaglio curioso emerso anni dopo è che alcune produzioni contenevano tracce di amianto, ma in quantità minime che non rappresentavano un rischio per chi li usava (speriamo).
- Infine, i Chiodini Quercetti, nati a Torino, furono un gioco amatissimo per sviluppare la creatività. Alcuni artisti, come Antonio Bueno, arrivarono persino a usarli per creare veri e propri quadri, dimostrando come anche un gioco semplice potesse diventare strumento d’arte.
Dove trovare e acquistare giocattoli vintage
Chi colleziona giocattoli degli anni ’60 e ’70 lo sa bene: la ricerca del pezzo mancate è essa stessa un gran bel gioco. I posti migliori per cercare giocattoli anni 60 e 70 restano i mercatini dell’usato e le fiere del collezionismo. Girare tra le bancarelle, parlare con altri appassionati, scovare un gioco che non si vedeva da anni, è una sorpresa che vale più del piacere di possesso, è equiparabile allo spacchettamento di un regalo la notte di Natale.
Nei mercatini dell’usato e nelle fiere dedicate al collezionismo giocattoli, spesso è possibile fare ottimi affari sulla vendita di giochi usati, soprattutto scambiando pezzi con altri appassionati. Gli appassionati troveranno anche vecchi giochi anni ’80, che paradossalmente iniziano a costare, in media, molto di più di quelli del ventennio precedente.
La caccia dal vivo dei tesori del passato è un concetto molto romantico, ma oggi questa ricerca non può prescindere da una connessione internet e dal mondo virtuale, online, sebbene queste nuove tecniche la rendano decisamente meno avventurosa e affascinante. Su eBay, nei gruppi Facebook o su siti specializzati si trovano tantissimi giocattoli usati, dai più comuni ai pezzi rari completi di scatola originale. Nella maggior parte dei casi è impossibile portare a termine un buon affare, ma le sorprese si verificano anche sui siti più gettonati e battuti da collezionisti e rivenditori.
Non dovreste trascurare nemmeno i negozi dell’usato e le fumetterie ben selezionate, che dedicano spazio anche ai giocattoli d’epoca.
Anche qui su Fumettirari.com si radunano tanti appassionati che vogliono comprare, vendere o semplicemente condividere la loro passione.
Domande Frequenti
Quali erano i giochi degli anni ’60?
Negli anni ’60 bastava davvero poco per divertirsi. Si giocava con l’Hula Hoop, con le bambole, con giocattoli di latta, con giochi di società come il gioco dell’oca o Monopoli, ma anche con giochi all’aperto come nascondino, campana o le biglie.
Erano anni semplici, in cui i bambini trascorrevano interi pomeriggi fuori casa. Oggi molti collezionisti cercano proprio questi giocattoli vintage anni ’60, che hanno il potere di riportarci indietro nel tempo.
Quali erano i giochi degli anni ’70?
Gli anni ’70 sono stati un periodo pieno di novità. Arrivarono i primi videogiochi arcade come Pong e Space Invaders, ma i giochi da tavolo come Risiko e Scarabeo restavano amatissimi. Le Barbie, i Big Jim e le costruzioni LEGO erano già protagonisti dei pomeriggi di relax dei bambini. È stato un decennio creativo e colorato, e tanti di questi giochi oggi fanno parte delle collezioni più belle.
Quali erano i giocattoli dei nostri nonni?
Dipende molto dall’epoca in cui sono cresciuti, ma chi è più avanti con gli anni ricorda bene bambole di porcellana, soldatini di piombo, trenini elettrici, trottole e costruzioni in legno. Molti di questi giocattoli antichi erano fatti a mano e oggi proprio per questo hanno un grande valore intrinseco.
Qual è il giocattolo più venduto della storia?
Il LEGO non ha rivali: è il giocattolo più venduto di sempre. Con quei mattoncini si poteva costruire di tutto, ed è per questo che ha appassionato intere generazioni, dai bambini agli adulti. Ancora oggi i set vintage LEGO sono tra i più cercati dai collezionisti, soprattutto quando si trovano completi e in buone condizioni.