Fumetti, opere, vita e mito di Andrea Pazienza

Parliamo di Antistoria del fumetto italiano perché fino al ’76 niente assomigliava a Pazienza. La sua mescolanza di stili è simile a un piatto arabo dove tutte le spezie più importanti coesistono, rivelando un gusto forte e deciso.
La rivoluzione di Paz! Era quella di raccontare la sua vita in fumetto.
E’ stato uno dei disegnatori più importanti italiani.
Andrea Pazienza, artista marchigiano, di grande rilievo, fu adottato dalla Bologna ribelle e studentesca degli anni ’70.
Il primo disegno pubblicato su “Alter Alter” è databile nel ’76, anno in cui Pazienza aveva 21 anni.

Iscritto al DAMS mai finito, forse come uno dei suoi personaggi più significativi, specchio esistenziale di molti ragazzi della generazione post-millenials.

Viene ricordato anche per il suo tratto dettagliato, attento ad ogni situazione, mai indietro rispetto gli altri e sempre a un passo dal baratro. Le sue linee sottili, a sottolineare l’urgenza ed il timore di chi forse sa di non avere troppo tempo.
Il fumetto di Pazienza viene definito unico, underground e di controcultura.

Pentothal, Pompeo, Zanardi! Tutto parlava di Pazienza.

E’ stato un grande narratore della sua epoca, portatore di una sregolatezza geniale.
La sua capacità maggiore è stata quella di tracciare racconti attraverso un disegno dettagliato e artistico.
I salti stilistici e la disomogeneità, facevano parte del suo mondo creativo tanto da rendere il suo lavoro un meltin’ pot di stili.
Il suo modo di disegnare appariva geniale ed estremamente feroce fotografando un’epoca.
Pazienza, autore eclettico riassumeva nella sua arte diversi tratti di stile.

Opere e testamento in vita di Andrea Pazienza: una vita ai margini ma sempre al centro del mondo da genio compreso.

Le straordinarie avventure di Pentothal

La prima grande opera di Andrea Pazienza, apparsa sulla rivista Alter Alter dal ’77 all’81 fu appunto Pentothal.
Non a caso, il nome di un interessante barbiturico, detto anche “siero della verità” che veniva anche utilizzato dal magnetico Diabolik per conoscere tutto dei suoi nemici più cattivi.

Il protagonista è appunto Andrea Pazienza, alias Pentothal, giovane studente nella Bologna del ’77 al DAMS.

Uno studente nel perenne conflitto e l’indecisione tra l’impegno politico e il ruolo di artista.
Pentothal è una grandissima confessione: è un diario che possiamo definire “onirico” del ’77 a Bologna.
A quel tempo, Pazienza è inquieto per la morte di Lorusso di Lotta Continua a Bologna. Un evento fondamentale e decisivo, che rappresentò la scissione tra i movimenti studenteschi.
Alla tematica della contestazione studentesca dell’epoca, Andrea affianca le amicizie, gli amori, la ricerca di uno stile artistico ed i problemi di tossicodipendenza.

Pentothal è Un’opera dal tratto dettagliato, forte, con una prefazione interessante e ricca di eventi dell’epoca.
Pazienza è riuscito ad essere giornalista storico attraverso le immagini e le parole.
Le sue citazioni in Pentothal vanno da Bob Dylan a Moebius, passando per Eco.
Paz! riusciva a rappresentare l’anima umana senza troppi fronzoli, ma con una sensibilità percepibile e comprensibile solo da coloro che avevano sperimentato la vera inquietudine.

Zanardi

Zanardi è un anti-eroe. Si tratta di un personaggio molto negativo, ma autentico allo stesso tempo.

Massimo Zanardi con l’aspetto riconoscibilissimo e molto tipicizzato dal naso allungato, pelle chiara, capelli biondi; l’esatto contrario di Pazienza.
Le avventure del protagonista rivelano un personaggio cinico, crudele, noioso a tratti e con assenza totale di ideali.
Zanna, appare per la prima volta su Frigidaire, un mensile creato da Pazienza nell’81.
Omicidi, violenze e anche stupri nella vita di Zanardi. Il protagonista fa scelte cattive, perpetra il male, perché è l’unico modo, l’unica via che conosce.

Da «Giallo Scolastico» a «Zanardi medievale», la raccolta definitiva, ce l’abbiamo in Tutto Zanardi. 

Attraverso Zanardi, Pazienza ci parla della sua parte più negativa e del suo problema con la tossicodipendenza.
Non è un Pazienza ancora maturo. Tuttavia, da lì a poco, sarà realizzata forse la sua opera più triste, ma rivelatrice del finale di Pazienza.
Nonostante il suo nichilismo, Pazienza trova ancora del tempo per dedicarsi al pensiero, mettendo a tacere molti pensatori dell’epoca con poche parole.
Sulla vita e sull’essere umano: “È assurdo pensare di ritrovarsi un giorno colti, quando non si è letto un libro, o rispettati, se ci si è sempre comportati ingiustamente.
Questi sono miracoli che non possono succedere, così come dal giallo con l’azzurro nascerà sempre il verde, non il rosa o il marrone: è verde. Verde matematico”.

Gli ultimi giorni di Pompeo

Si tratta di un romanzo grafico e autobiografico che Pazienza pubblicò nel 1987.
Inoltre, l’opera Pompeo è considerata il testamento artistico di Pazienza.
Pompeo richiama dal suo nome la città di Pompei. E’ un nome che evoca distruzione, un nome venuto fuori così, comico forse, ma Pompeo rappresenta l’epilogo di una vita.
Al centro della storia c’è lui stesso, un eroinomane artista schietto, ma allo stesso tempo fragile.
Forse già dal titolo avremmo dovuto aspettarci qualcosa di profondamente triste considerata la fine di Andrea Pazienza per overdose. Tuttavia è innegabile che oggi piangiamo il genio ribelle che ha segnato un’epoca, anche attraverso Pompeo.

Pompeo, prigioniero di un ruolo: un insegnante d’arte che viveva esattamente un’involuzione interiore fino all’abuso.

Il testo è ricco di rimandi sia culturali che artistici, il linguaggio stesso dei protagonisti è di alto spessore.
In Pompeo, Pazienza usa l’effetto straniamento e lo fa per mettere enfasi sul tragico, ma allo stesso tempo in qualche modo comico.
Questa volta non assistiamo a un giovane Zanardi all’esame su Apocalipse Now, ma a un personaggio più profondo, riflessivo e profondamente insoddisfatto della vita.

Pompeo si suicida una prima volta non riuscendoci e la seconda che non vediamo è quella buona.
Sceglie di farlo con la droga nel modo che conosce meglio, Pazienza no, ma del resto nella vita di un tossicodipendente è una possibilità ed un rischio.
La particolarità in Pompeo, ha il suo nucleo in alcuni episodi realizzati su fogli di carta a quadretti come se fossero dei semplici appunti.
Pompeo come se fosse un altro, ironizza sulla tossicodipendenza, lo fa con sarcasmo fino alla fine (esattamente come Pazienza).
Un testamento doloroso dove Andrea Pazienza penetra nelle menti di chi lo legge, con una riflessione sull’inutilità della vita nonostante il successo.

Conclusioni

Per chi non ha letto Pazienza consigliamo la sua lettura dagli esordi fino alla fine, perché in fondo è storia umana fino all’epilogo.
Il tratto di Pazienza riesce a essere lucido, creativo, vario e stilisticamente attento fino alle ultime pagine di Pompeo senza perdere mai il gusto di farlo.
Pazienza ha rivoluzionato il mondo del fumetto italiano, segnando indelebilmente un’epoca.

Elina Sindoni