Fumetti rari e antichi da collezione: Disney, Bonelli, Tex, Diabolik. Gli albi più rari e come riconoscere i falsi

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In questo spazio potrai arricchire il tuo bagaglio di conoscenze sui fumetti o contattarci per vendere i tuoi fumetti.
topolino 1
Ma procediamo con ordine: quali sono oggi i fumetti più rari? Qual è il loro valore?
Cominciamo col dire che non sempre un fumetto raro è un fumetto che in ottica economica vi frutterà del denaro. Tuttavia, se non siete interessati solamente all’aspetto economico del fumetto – cosa che agli occhi di un collezionista non potrà che farvi onore – avere un fumetto pregiato fra i propri scaffali, che in pochi posseggono, è senz’altro una bella soddisfazione.
Per quanto concerne il vile denaro però, un fumetto per avere un importante valore economico oltre ad essere raro deve anche essere collezionabile, quindi deve avere un folto numero di collezionisti disposto a darsi battaglia per accaparrarselo.
Quando parliamo di fumetti da collezione, stiamo parlando di oggetti che non sono fondamentali per la sopravvivenza e non richiedono risorse costose per la loro realizzazione. I fumetti più rari, quando uscirono in edicola, valevano soltanto poche lire: se oggi nelle aste su Ebay o nelle fumetterie arrivano a toccare cifre più interessanti è solo perché esistono i collezionisti che al fumetto danno un valore. Pertanto, il valore economico di un fumetto, indipendentemente dalla sua rarità, è il collezionista a darlo.

Quando un fumetto antico da collezione può considerarsi raro e di valore?

Quando nessuno o in pochi ce l’hanno!
Eh, certo, mi pare ovvio starete pensando tutti. Ma perché un fumetto è meno comune di un altro?
Sulla rarità di un fumetto incidono svariati fattori:

tex prima serie gigante

tex prima serie gigante

– la tiratura. La tiratura di un fumetto indica quanti esemplari del fumetto sono stati stampati. Alcuni fumetti, per esempio la prima serie gigante di Tex – per intenderci quella composta da 29 numeri, che precede la ben più celebre seconda serie gigante – ha avuto una tiratura molto bassa, di poche migliaia di numeri. Pur non essendo certamente la tiratura più bassa per un fumetto, possiamo considerarla a ragion veduta una serie rara.
– La richiesta. Prendiamo come esempio il topolino libretto numero 1. E’ un fumetto del dopoguerra, che venne pubblicato da Mondadori e che, vi sembrerà strano, non aveva una tiratura bassa (ovviamente è bassa se rapportata a quelle odierne della Topolino libretto). Ma allora perché il primo numero di Topolino ha un costo maggiore di altri fumetti ben più rari?
Semplicemente perché ci sono tanti collezionisti che lo desiderano e tanti altri che ne tengono una copia custodita in casa, facendo aumentare la sua richiesta.
Si tratta del primo numero di una serie (la Topolino libretto) incredibilmente longeva, che dal 1949 prosegue ininterrottamente fino ad oggi. Pertanto, riveste un’importanza storica.
– I fumetti antichi per collezionisti, solitamente, sono più rari di quelli moderni. Anche se questa non è un regola valida al 100%, un fumetto anteguerra è di norma più difficile da reperire di uno recente. Questo perché il tempo è il peggior nemico dei fumetti, con la complicità di bambini vivaci, degli insetti e dell’umidità.
Inoltre, le tirature dei fumetti vecchi erano mediamente inferiori rispetto a quelle odierne.

Bisogna aggiungere anche un’altra considerazione: all’interno di ogni serie ci sono numeri che possono essere più rari degli altri. A volte sono i primi numeri, ma sorprendentemente per un neofita, sono molto più spesso gli ultimi.
Capitava molto frequentemente infatti che una casa editrice avviasse la pubblicazione di un fumetto in pompa magna, ma poi, accorgendosi che la richiesta del pubblico tendeva a calare, diminuisse la tiratura progressivamente fino ad interrompere la serie.
Qualche esempio?
uomo ragno gigante 93
Nella prima serie gigante dell’Uomo Ragno Corno, gli ultimi tre numeri, dal 90 al 93, sono molto rari e hanno valutazioni alte. In particolare il numero 93 “Conteggio finale”.
Anche nella prima serie dell’Uomo Ragno Corno gli ultimi numeri sono leggermente più ostici.
Nei fumetti anteguerra “Nel regno di Topolino”, gli ultimi numeri – quelli dopo l’80 – sono sempre i più rari.
La serie “Zio Paperone”, molto più recente – è arrivata sino agli anni 2000 – è abbastanza semplice da completare, ma il numero 216, l’ultimo, è un po’ antipatico da reperire.
Sono soltanto alcuni esempi, ma ne potremmo fare a decine.

topolino 605

il numero 605 di topolino con ologramma

In alcune serie ci sono numeri più rari di altri che vengono definiti “numeri chiave”. Nella Topolino libretto il n.17 è uno di questi. Lo sono anche il 46, 47 o il numero 100.
Il numero 605 di Topolino aveva un ologramma che i bambini vivaci dell’epoca a volte strappavano: per questo motivo il 605 con ologramma in ottime condizioni è un pezzo difficile da reperire.
Nella Tex gigante prima serie il numero 2 (l’agguato) o il 17 (la città morta), sono più rari del numero 1 (la tragica notte).

Tante altre volte, i numeri più rari di una serie sono quelli che per un motivo o per un altro erano più “delicati” (copertine bianche, pagine leggere) e in mano ai bambini si rovinavano prima. Oggi, soprattutto se in ottime condizioni, possono avere un discreto valore.

Fumetti da collezione di valore e loro quotazione

Generalmente i fumetti più ricercati dai collezionisti sono quelli Walt Disney, i Bonelli e i Diabolik. Ma limitarsi a dire questo, sarebbe come citare solamente tre nomi nella lista dei più grandi attori del cinema mondiale.
Ci sono fumetti che sono rarissimi (ad esempio, le edizioni Nerbini di “Pisellino” anteguerra), ma che non hanno il valore di un più comune Topolino libretto numero 1.
Alcuni esempi di fumetti che coniugano perfettamente rarità e richiesta, sono i seguenti:

Disney:
Topolino giornale, tutte le prime due annate.
Topolino giornale, supplementi (Topolino contro Wolp, Topolino aviatore, Topolino e Orazio nel castello incantato, Topolino principe azzurro etc etc.)
Topolino libretto numero 1.
Le grandi parodie edizione Standa.
Almanacco Maremonti.

Tex:
Tex prima serie gigante 1/29 (attenzione a non confondere le ristampe mercury o Piacentini con gli originali).
Tex serie bianca a strisce.
I primi numeri in prima edizione della seconda serie gigante di Tex(Non basta che siano spillati per essere in prima edizione, il discorso è molto più complesso).

Audace, Araldo Bonelli:
Zenith gigante prima serie (Ultima Carica, Tamburi di guerra e i numeri che precedono il 52).
Zenith 52, con il primo numero di Zagor.
Comandante Mark n.1 e n.3.
Piccolo Ranger n.32.

Dylan Dog (Bonelli):
Numero 1, prima edizione, l’alba dei morti viventi.
Speciale, un amore mostruoso a Cosenza.
La vignetta apparsa in Amicotreno n.5.
Dylan Dog in friulano.

Noir:
Diabolik n. 1 Il re Del Terrore, diffusione Ingoglia 1962.
La donna di Picche (Cancellieri).
Kriminal n. 1.

Breve storia del fumetto in Italia per collezionisti (Anzi brevissima!)

In Italia la grande avventura dei fumetti ha inizio nei primi del 900, nel mitico Corriere dei Piccoli. Il fumetto all’epoca era molto diverso da come lo conosciamo oggi, non c’erano le classiche nuvolette che danno voce ai personaggi ed il testo veniva riportato ai margini bassi della vignetta.
“Eroi” della nascita e dello sviluppo del fumetto in Italia sono stati illustratori come Antonio Rubino, Attilio Mussino, Sergio Tofano e brillanti editori come Lotario Vecchi che nei primi anni 30 diede vita a Jumbo, la prima pubblicazione interamente a fumetti per i bambini e successivamente a “L’audace” dove comparvero personaggi come Tarzan già celebri fuori dall’Italia.
I fumetti di questo primo periodo sono senz’altro ricercati dai collezionisti, ma certamente quelli della casa editrice Nerbini lo sono di più, a giudicare dalle cifre che alcuni importanti pezzi Nerbini raggiungono nelle aste.
Sulla scia dell’audace, Nerbini propose nel 1934 L’Avventuroso, che ebbe un successo superiore e contribuì ad aumentare la popolarità dei personaggi del fumetto americano.
Nerbini ebbe inoltre il merito di introdurre Topolino in Italia, nel suo mitico Topolino giornale, antesignano della moderna Topolino libretto e che fece conoscere anche a noi l’arte Disney.
Il numero uno di Topolino giornale risale al 31 dicembre del 1932: la Nerbini curò la pubblicazione del giornale per tre anni, poi Topolino e Disney passarono in mano alla Mondadori.

Mondadori e Bonelli sono le case editrici più attive nel panorama del fumetto italiano dell’immediato dopoguerra.
Gian Luigi Bonelli, l’editore che fondò l’omonima casa editrice, è a ragione ritenuto uno dei padri fondatori del fumetto made in Italy, oltre ad essere a pieno diritto il papà di Tex, il cowboy più amato dai bambini da oltre mezzo secolo.
Tex Willer è stato sceneggiato da Gian Luigi Bonelli (e poi dal figlio Sergio Bonelli) e disegnato da Galep, nome d’arte di Aurelio Galleppini e ha fatto il suo esordio nel suo formato a strisce dette “raccoltine” nel 1948.
Bonelli – padre e figlio – sono autori di alcuni fra i più importanti personaggi del fumetto made in Italy: oltre al già citato Tex Willer riportiamo: Zagor, Mister No, Martin Mystere e Dylan Dog. Si tratta soltanto dei nomi più celebri di questa casa editrice ancora oggi attivissima sul mercato.