Pecos Bill, il leggendario eroe del Texas, è uno dei numerosi eroi del Western a fumetti che andavano tanto in voga negli anni 50 e 60. Nonostante la concorrenza di colleghi cowboy del calibro di Tex, e di personaggi western più ironici come Lucky Luke, Pecos ha avuto il merito di ritagliarsi circa un ventennio di soddisfazioni in edicola(in realtà questo merito è di Guido Martina e Raffaele Paparella, i due autori principali delle storie italiane).
Fra gli anni 50 e 60 vendeva e convinceva, ma oggi il suo nome è inevitabilmente associato a qualcosa di vintage e desueto. Il collezionismo dei suoi fumetti però non è stato abbandonato da tutti e proprio per questo motivo ho pensato di parlarne qui.
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ToggleStoria editoriale di Pecos bill
Pecos Bill fa il suo esordio all’interno di una collana dove non è, almeno inizialmente, il protagonista: gli albi d’oro Mondadori. Di questa serie, nata nel 1937 con Topolino eroe dell’aria, abbiamo già parlato quando ci siamo occupati delle collezioni Disney (riconoscete i primi albi per la tipica copertina gialla e la scritta “A.P.I anonima periodici italiani). All’interno di essa infatti sono apparse alcune delle storie più interessanti di Topolino. Ma la collana ha dato spazio anche a tanti altri personaggi (Audax, Virus, Saturno etc) e fra questi c’è il nostro Cow-boy, che irrompe in Italia nel 1949 con il numero 186.
In quella che è riconosciuta come la prima serie, le sue storie si alternano a quelle Disney. Si conclude ufficialmente dopo 65 uscite, nel 1951 e nel 1952 inizia la seconda, con una cronologia e un’alternanza analoghe. Nel 1952 Mondadori sceglie di distinguere mondo di Topi con mondo Western e opera una prima divisione: serie comica e serie della prateria. In quest’ultima, oltre a Pecos, trova spazio il fumetto western Oklahoma! Dopo 32 albi, nel 1953, le due collane diventano indipendenti.

Gli albi d’oro della prateria
Questo diventa il titolo della testata. Dopo qualche numero, i lettori perdono interesse per Oklahoma! e Pecos manda avanti da solo la testata fino al 1955. In totale usciranno 165 storie, suddivise in tre serie. Alla fine Mondadori decide di sospendere definitivamente gli albi della prateria per concentrarsi minuziosamente sulla serie comica, che continuava a riscuotere enorme successo, parallelamente con la Topolino libretto.
Pecos Bill edizioni Alpe
Nel 1956 la edizioni Alpe torna a pubblicare le storie del fantastico cowboy. Gli autori sono Cesare Solini (testi) e Pietro Gamba (disegni), che realizzeranno 38 albi, fino al 1958, come seguito ideale della serie Mondadori. Ognuno di questi è incluso all’interno delle 6 raccolte edite fra il 1957 e il 1958, che contengono 5 episodi ciascuna ad eccezione della sesta che ne contiene 8.
Gli albi di Pecos Bill: il ritorno di Mondadori e l’edizione Fasani
Il 1960 segna l’esordio di una testata che già dal titolo lascia pochi fraintendimenti su chi sarà l’assoluto protagonista. Però, nei suoi 117 albi, Mondadori non fa altro che ristampare le avventure narrate su “albi d’oro” e “albi della prateria”. Ovviamente è un’ottima occasione per tornare a gustarsi le storie di Guido Martina, senza la “contaminazione” di altri filoni narrativi, ma a dar lustro alla serie ha contribuito soprattutto l’editore Fasani, che nel 1962 la rileva e inizia a pubblicare avventure originali.
I PB editi da Fasani sono infatti molto interessanti, potendo vantare al suo interno alcune storie nuove di Hugo Pratt dal titolo “le leggende indiane”. Ma lo sono anche per le copertine acquarellate di Franco Donatelli (di lui e del suo stile abbiamo già parlato per il Piccolo Ranger). Inutile dire che questi albi non possono mancare nella libreria di un buon collezionista di Pecos Bill. In totale Fasani pubblicherà il cowboy fino al 1967.

Editrice Epierre
Epierre ristampa ancora una volta le avventure nel 1978, ma lo fa per soli 22 numeri. Dopo di ciò si limiterà a distribuire i fumetti soltanto a chi ne farà richiesta per corrispondenza, ma si tratterà essenzialmente di copie anastatiche dei primi numeri albo d’oro.
La ristampa Dardo
Pecos Bill, il mitico eroe del Texas è il titolo che ha dato la editrice Dardo alla sua collana. Il formato è gigante, il primo numero del 1991, l’ultimo del 2001 (in totale 75 albi giganti). Da un punto di vista collezionistico la serie non ha particolare rilevanza, me ne ha molta per tutti coloro che vogliono leggere queste avventure: oltre alle “solite” avventure degli albi d’oro, sono ristampate anche le storie edite da Fasani (dal 51 fino all’ultimo numero). Non sono però ristampati gli albi Alpe.

Pecos Bill fumetto: gli autori
Il personaggio è americano, divenuto popolare nel nuovo continente grazie alla caratterizzazione che ne fece il soldato e scrittore Edward O’Reilly nel 1917. Prima di diventare fumetto però ci vorranno circa 12 anni, quando esordisce nelle stripes disegnate da Jack A. Warren (conosciuto anche come Alonzo Vincent Warren). Chi volesse approfondire l’origine letteraria e folklorica del personaggio può trovare una sintesi efficace su Wikipedia nella voce dedicata a Pecos Bill.
In Italia il merito della sua caratterizzazione è tutto di Guido Martina, che ha scritto le prime sceneggiature degli albi d’oro e ha impresso il suo stile alle storie. Fra gli illustratori il primo fu Paparella, che fu anche quello che lo disegnò per più tempo. Altri artisti che realizzarono i disegni furono: Dino Battaglia, Piero Lorenzo De vita, Francesco Gamba, Gino D’antonio.
Caratterizzazione del personaggio
Elegante, in sella al suo fido destriero Turbine che cavalca con impareggiabile maestria, Pecos è un cowboy atipico che non porta il cappello a faldoni e rifiuta l’uso delle armi da fuoco. (Nonostante ciò, nel 1951 venne commercializzata la pistola giocattolo di Pecos Bill). Fisicamente è e impeccabile nel vestire, con la sua camicia azzurra, il fazzoletto rosso al collo, il giubbino alla messicana e un ciuffo nero che sormonta la testa bionda. Per avere la meglio sui nemici si serve soltanto del lazo e dei suoi pugni (oltre che del suo ingegno).
In suo aiuto, quando gli avversari sono superiori di numero, interviene il “team” di amici: Davy Crockett, Calamity Jane, Penna bianca, tutti nomi già presenti nell’epopea western americana. Il background è quello più classico del vecchio Far West: saloon, risse, indiani, la caccia all’oro…e un elemento fantastico che non guasta mai.
Pecos Bill: valore e prezzo della collezione a fumetti
La valutazione di questi fumetti è calata moltissimo nel corso degli anni, perché di fatto è diminuito l’interesse degli appassionati. La serie di 165 albi d’oro Mondadori può essere acquistata mediamente a circa 300 euro. Purtroppo se le condizioni non sono eccellenti, nonostante l’ottima proposta di vendita, molto probabilmente rimarrà invenduta.
Attenzione anche alle anastatiche, perché quelle degli albi d’oro sono abbastanza comuni. La musica cambia se siete in possesso di una serie o di qualche albo singolo in condizioni da edicola: il perfezionismo è ormai una caratteristica intrinseca nel collezionismo e la ricerca di albi in condizioni perfette viene prima dei titoli.
L’edizione Alpe, essendo un po’ più ostica da trovare e avendo pubblicato storie poco ristampate, ha una valutazione un po’ più alta. Per quanto riguarda gli albi pubblicati a partire dal 1960, i numeri più ricercati sono quelli editi da Fasani e in particolare quelli con le storie di Pratt. Anche in questo caso non tocchiamo le cifre che siamo abituati a vedere con Tex, ma la sequenza che inizia dopo il 117 si vende un po’ più facilmente (siamo comunque nell’ordine dei 2/3 euro al pezzo).
Domande frequenti su Pecos Bill
Come si chiama il cavallo di Pecos Bill?
Il cavallo di Pecos Bill si chiama Turbine. Nelle storie a fumetti italiane non è solo una presenza fissa, ma un vero compagno di avventure: rapido, affidabile e spesso decisivo nei momenti chiave.
Pecos Bill è un personaggio realmente esistito?
No, Pecos Bill non è mai esistito come personaggio storico. È una figura di fakelore, cioè una leggenda costruita deliberatamente e poi presentata come folklore popolare. La sua origine è letteraria e risale agli inizi del Novecento negli Stati Uniti.
Chi ha definito Pecos Bill nei fumetti italiani?
La versione di Pecos Bill che conosciamo in Italia è legata soprattutto al lavoro di Guido Martina. È lui che, nelle storie pubblicate sugli Albi d’Oro Mondadori, ne ha fissato il tono, il ritmo narrativo e la caratterizzazione generale, rendendolo riconoscibile e coerente nel tempo.
In cosa Pecos Bill è diverso da Tex Willer?
Tex e Pecos Bill rispondono a due idee molto diverse di fumetto western. Tex è un personaggio realistico e seriale, costruito per una narrazione continua e approfondita. Pecos Bill invece resta più vicino alla dimensione della leggenda e del racconto avventuroso, con una struttura meno rigida e più episodica.
Quali fumetti di Pecos Bill sono più interessanti per i collezionisti?
Per chi colleziona, gli Albi d’Oro Mondadori rappresentano il nucleo fondamentale. L’edizione pubblicata da Edizioni Alpe è più difficile da reperire e quindi più ricercata, mentre gli albi editi da Fasani attirano interesse soprattutto per le storie disegnate da Hugo Pratt e per l’impostazione grafica delle copertine.
I fumetti di Pecos Bill hanno ancora valore oggi?
Il valore collezionistico è sceso rispetto al passato, soprattutto per l’interesse più limitato del pubblico. Detto questo, le copie in condizioni eccellenti, complete e ben conservate, continuano a trovare acquirenti, mentre gli albi medi o molto usurati faticano di più.
Esistono ristampe moderne di Pecos Bill?
Sì, la ristampa più conosciuta è quella dell’editrice Dardo in formato gigante. Non ha particolare rilievo dal punto di vista collezionistico, ma resta una buona soluzione per chi vuole leggere le storie senza dover cercare gli originali.