Andamento generale settore del giocattolo dal 2015 al 2025

Investire in giocattoli vintage oggi: conviene ancora oggi?

20 Luglio 2026

Gli adulti comprano giocattoli vintage per appagare un bisogno nostalgico, per collezionismo, per condividere con i figli gli oggetti più amati della propria infanzia, ma anche per generare un profitto economico, nel breve o nel lungo periodo: a tutti gli effetti un investimento.
Su fumettirari.com abbiamo affrontato ripetutamente l’argomento ma non abbiamo mai indagato in profondità se investire in giocattoli abbia un senso da un punto di vista economico/speculativo, al di là del ritorno emozionale che ci restituisce il possesso del giocattolo preferito dell’infanzia.
Ci serve capire soprattutto se ha un senso farlo oggi, nel 2026, poco ci frega se chi ha acquistato un Tytus dei Masters 20 anni fa, oggi lo rivende 10 volte quanto l’ha pagato. E intendiamo confermare o sementire la validità della regola del navigato accumulatore seriale:“Questo lo metto da parte così fra dieci prenderà più valore”.
Tanta gente che mi contatta privatamente, tramite la mia pagina dedicata alla vendita dei giocattoli, mi condivide candidamente questo pensiero: “conservo per investimento futuro“. Un ragionamento che in passato avrebbe trovato anche un effettivo riscontro economico ma di cui oggi lascio a voi stabilire la sensatezza, magari dopo aver letto alcune considerazioni.

Investire in giocattoli vintage: la crescita del mercato del giocattolo registrata nel 2025 è davvero un segnale incoraggiante?

Partiamo da lontano: i dati rilanciati da Circana testimoniano un incremento incoraggiante delle vendite nel settore Toys registrato nel 2025, con un trend positivo del +8% rispetto all’anno precedente. In totale, nel 2025, gli appassionati hanno speso 123 miliardi di dollari in giocattoli.

Andamento generale settore del giocattolo dal 2015 al 2025
Non è gloria solo per Cina, Giappone, Stati Uniti Francia o Germania, leader di incassi: Fra i paesi campione c’è anche l’Italia. Altro aspetto indicativo è che a contribuire significativamente a questa crescita sono stati gli adulti o i giovani adulti. In generale, per quello che ci compete, la spesa da parte della nicchia “kidult” è stata orientativamente fra i 30 e i 40 miliardi di dollari.
Un trend in ascesa che dipinge un quadro favorevole per chi vuole investire sul giocattolo?
Dipende se siete una grande azienda o un privato che vuol comprare e rivendere giocattoli vintage.
Nel primo caso: bene. Nel secondo: non credo che siete stati invitati alla festa. Circa la metà di questo indotto è stato ricavato da negozi e store officiali.

Quali sono stati i giocattoli per collezionisti più venduti nel 2025?

Praticamente tutti i giochi connessi all’intrattenimento, rilanciati dal cinema, dalla tv e che per qualsiasi ragione sono al centro del cicaleccio della gente, non dei collezionisti, non della cricca “nerd” di appassionati. Quindi, in ordine:
Pokemon (sempre leader), LEGO, Hot Wheels, Marvel Action Figure, Funko, Barbie, Star Wars.
I giochi – o le cards, che in questo computo sono inserite fra i giochi – che hanno generato il maggior profitto per l’industria sono quelli di recente produzione, pur pensati per i collezionisti. Quindi, nel concreto: Transformers, Star Wars si, ma non vintage o usato.

La condizione generale del mercato del collezionismo

Se guardiamo adesso ai beni da collezione, fra i quali includiamo anche le Action Figure e i giocattoli vintage,le statistiche ci mostrano un settore in salute e in crescita come testimonia la spesa globale di 320 miliardi registrata nel 2025, con addirittura l’Europa a far la voce grossa (e in particolare il Regno Unito). Attenzione però a questa statistica: nell’insieme dei beni da collezione rientrano monete, quadri, fumetti, memorabilia, cards, figurine, antichità. Un dato interessante per contrastare i turbamenti di una crisi di miseria mondiale che minaccia le nostre vite, ma che forse è drogato dalle spese di una elite benestante alla ricerca di oggetti sempre più unici ed esclusivi. Quindi NON certo di giocattoli industriali usati.

Conviene allora investire oggi in giocattoli vintage?

Sono certo che se il fine è unicamente quello pecuniario potrete trovare di meglio. Pur essendoci diversi giocattoli che oggi conservano un buon valore, le probabilità che acquistandoli ai prezzi odierni voi possiate generarne un profitto fra cinque o dieci anni sono molto basse. C’è un non indifferente rischio di rimetterci o “andare in pari”. Ovviamente proveremo ad argomentare, perché i numeri positivi relativi al mercato generale del giocattolo sembrerebbero andare nella direzione opposta alla mia risposta. In realtà quelli sono dati che ci dicono ben poco sullo stato di salute del mercato del giocattolo vintage e usato.

I motivi per i quali, oggi, l’investimento nel settore dei giocattoli vintage non è più produttivo come una volta

1)Come anticipato, quasi la metà della spesa nel settore toys deriva da store online ufficiali, quindi non da privati che vendono il vintage.
Nell’altra metà collochiamo le piattaforme e i social (Ebay, Vinted, Instagram, Tiktok, gruppi Facebook), con le comprensibili difficoltà nello scremare negozi che vendono anche sui social o su piattaforma e privati, soprattutto sui social dove spesso non rimane traccia di una vendita.
2)Il mercato del collezionismo di giocattoli vintage è mosso dal sentimento di nostalgia connaturato all’essere umano. Chiedetevi quindi per quale ragione un ragazzo di 20 anni dovrebbe provare nostalgia tenendo fra le mani un dinosauro dei Dino Riders degli anni 80, prodotto quando non era neanche nato e con cui giocava suo padre. Non mi vengono molte motivazioni. Forse se suo padre è morto potrebbe provare nostalgia della figura paterna. Ma quella sarebbe più tristezza che nostalgia. Ecco, questo ventenne sarebbe colui il quale fra altri 10 anni dovrebbe sganciarvi cifre esorbitanti per comprare il personaggio dei Dino Riders. Non è impossibile ma è certo assai difficile che lo faccia.

Però io su Ebay vedo ancora giocattoli antichi venduti a cifre molto alte

“Si, però ci sono bambole dell’800 o dei primi del 900 che oggi valgono migliaia di euro: non saranno mica tutti centenari quelli che le comprano!”
Sarebbe una pertinente obiezione, ma parliamo di due branche diverse. Intanto, anche un appartamento lo troverete in vendita o venduto a cifre molto alte, ma senza sapere quanto fossero più alte o più basse dieci anni prima è un dato che che non dice nulla circa lo stato di salute del settore. La stima dei giocattoli vecchi che mantengono ancora un buon valore è pressappoco costante nel tempo, senza picchi degni di nota. Poi, le bambole da migliaia di euro, così come alcuni robot o astronavi di latta space age anni 50/60, fanno vibrare altre corde, suscitano l’interesse di chi ricerca il bello o investe in opere d’arte. Chi spende tanto per averle non è un nostalgico. Ne apprezza la qualità, la fattura, l’unicità. Non sono prodotti industriali. I giocattoli anni 80 e 90 invece si, sono fatti con materiali come plastiche, vinile, gomme ed ebbero una diffusione molto più capillare. Quindi è molto importante relativizzare l’attributo “raro” adattandolo ad un giocattolo prodotto in quegli anni.

In quali giocattoli vintage ad oggi NON conviene investire?

Per provare a definire nel dettaglio e con esempi concreti la condizione attuale del mercato del giocattolo vintage anni 80/90 andrebbero scansionate le vendite in archivio su Worthpoint.
Queste ci svelano che tantissimi giocattoli vintage e usati non coinvolgono più nella stessa misura degli anni passati, con le dovute eccezioni. Siccome è un lavoraccio impervio, che andrebbe fatto manualmente confrontando le vendite, l’ho in parte fatto io con una piccola selezione di brand. Provo a sintetizzarvi i risultati di ciò che ho ricavato.

Investire in giocattoli anni 70 – 60


Le vendite recenti palesano un calo importante del mondo ludico anni 70. Action Figure come Big Jim, i soldatini in plastica (Nardi, Starlux, Atlantic etc), i modellini di treni e auto, i pupazzi di gomma, i bambolotti (ad eccezione di CICCIOBELLO e pochi altri, i cui prezzi nel 2026 sono schizzati alle stelle) di marchi come Fiba, Migliorati Italocremona, etc, vivono nella presente epoca una fase di crisi.
Quali sono le ragioni?

    • Chi pagava molto bene questi articoli oggi ha superato i 60. Quindi ha già tutto. O, peggio ancora, transita nella fisiologica fase di distacco dal collezionismo che subentra in una stagione della vita più inoltrata.
    • Questi giocattoli non sono stati rilanciati dal cinema o dalle aziende produttrici, la loro gloria vive soltanto nei ricordi delle precedenti generazioni, con scarsa considerazione dei giovani.
    • I marketplace online hanno causato un’inflazione di pezzi usati: nelle cantine sono imboscati tantissimi soldatini e un’infinità di bambolotti, proposti maldestramente manco fossero frutta e verdura su Vinted.

C’è possibilità che tornino in auge e aumentino di valore?
Tutto può essere, magari un clamoroso colossal pubblicizzato da Mattel su Big Jim, se qualcuno da quelle parti ha voglia di suicidarsi commercialmente.

I giocattoli in legno

Giocattoli meravigliosi, anche lavorati artigianalmente in taluni casi. Sono la testimonianza di un’epoca in cui il giocattolo era innocente, semplice, gentile, discretamente contribuiva alla crescita del bambino. Per vari motivi gli anziani pensano oggi abbiano un valore folle, inestimabile.
Di fatto, il mercato dei giocattoli in legno è una landa desolata, spoglia anche di quegli alberi che furono abbattuti per realizzarli.
Esistono antichi scacchi in legno, Pinocchi, o parti di casa delle bambole del 700 e dell’800 che ancora viaggiano su cifre considerevoli, ma tolte queste eccezioni, che comunque hanno a loro volta patito un certo calo o restano stabili, faticherete a vendere tutti i pezzi più comuni.

Masters of the Universe vintage: conviene rischiare?

investire in giocattoli masters of the universe vintage
Ebbene si, parrebbe clamoroso dato che è appena uscito un film e la Mattel riedita i Masters ogni anno. Eppure, anche per i nostri cari e amati Masters sembra siano arrivate le vacche magre.
“Ma non è possibile, è appena stato battuto in asta un He Man a 80.000 dollari!”
Momento, momento, momento, momento cit.
è vero, e se è per questo un “comune” Tytus boxato ha preso il volo recentemente per Gli Stati Uniti con un biglietto di 4500 euro.
Ma i Masters sono una sublime metafora sociale: una manciata sparuta di milionari che sovrasta un’umanità che stenta a sopravvivere.
Il Masters battuto in asta a oltre 80.000 dollari era un He Man 8 back, boxato, gradato AFA 90. Esemplare praticamente unico.
L’He Man comune, che trovate nelle cantine delle persone comuni, completo, non in scatola, non afa, oggi fra i venduti figura a circa 50 euro. Qualche anno fa mediamente 70.
Tytus e Megator sono i giganti prodotti per il mercato italiano, e gli americani che devono avere tutto non possono permettersi di lasciarli in casa vostra. Quelli li pagheranno sempre tanto.
Per il resto, il mercato dei MOTU comuni va incontro ad una lunga notta senza fine.
Chi pensava che il lungometraggio con Jared Leto nei panni di Skeletor, uscito ora al cinema, avrebbe ridato linfa anche al mercato del vintage ha preso un granchio.
Il film, pur godibile, rimane un prodotto che attira gli adulti che giocavano coi pupazzetti 40 anni fa. Un bambino di 12 anni oggi non va a vedere il film dei Masters, a meno che non sia costretto dal padre. Vuole vedere i Supereroi. Ma forse non vuol più neanche andare al cinema.
In più Mattel non è scema. Il ragionamento alla base del film non è:
Facciamo il film dei Masters, così Antonio da Voghera può farsi i soldi vendendo su Vinted i Masters che aveva da piccolo“.
Il ragionamento è:
“Facciamo il film, intanto facciamo anche la 56784827484 wave di personaggi nuovi, sempre più bella di quella precedente (non che ci voglia molto, vedi che siamo stati intelligenti a farle schifosissime le prime?), glieli vendiamo a 20 euro, così se li comprano tutti, invece di comprarsi quelli vecchi e usati di Antonio da Voghera.”
Morale della storia: è aumentato il fatturato di Mattel, i prodotti AFA in card con caratteristiche uniche sono schizzati alle stelle (grazie a quei pochi collezionisti che hanno quasi tutto e a cui mancano pochi pezzi per eliminare il “quasi”), le comuni Action Figure vintage sono sempre meno richieste.
Il consiglio è di approfittare del momento per comprarle se evocano in voi qualche ricordo nostalgico, ma di non puntarci come investimento.

I giochi da tavolo vintage anni 80 e 90

Investire in giochi di società vintage
C’è stato un periodo, una decina di anni fa, in cui con un Heroquest sigillato avreste realizzato circa 1000 euro.
Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, lo stesso gioco, sigillato, lo trovo su Vinted a 450 euro invenduto.
Stessa sorte tocca più o meno a Isola di fuoco, Brivido, Starquest e tanti ambitissimi giochi di società degli anni 80 – 90.
Fra le motivazioni che mi sono dato:
il bacino d’utenza del settore è limitato ai nostri confini. Non si rinnova. Non ha goduto delle correnti internazionali che hanno rinfrescato le acque di altre nicchie, come Barbie, i videogiochi, i Lego o le trading cards.
Gran parte di questi giochi mitici sono stati ricreati e rimessi sul mercato a prezzi “umani”. Chi vuole rigiocarli li compra nuovi per 30-40 euro.

gli exogini

exogini
un tempo vi avrei detto: comprate exogini, i prezzi sui mercati di non esperti sono abbastanza contenuti e c’è una comunità di appassionati italiani molto competitiva. Oggi ve lo sconsiglio convintamente: alcuni fra i più grandi collezionisti di Exogini hanno smesso, le loro collezioni sono andate sul mercato e questi piccoli alieni di gomma sembra non riuscire più a fare breccia fra le nuove generazioni.
Non sono mai stati riproposti e sono rimasti custoditi fra i ricordi dei fortunati che li hanno comprati negli anni 80.

I Transformers

Sebbene il brand tenga botta e si difenda ancora con resilienza anche nella commercialmente cauta Italia, potete tranquillamente verificarlo analizzando i prezzi dei venduti su Ebay, le probabilità che i prezzi dei Transformers incrementino al punto da giustificare la loro permanenza nel vostro caveau per altri dieci anni sono scarse.
Le ragioni in sintesi:

  • Ormai è dai primi anni 2000 che gli Stati Uniti sfornano filmoni costosi sui robot Transformers. Nei parchi Disney Universal c’è un’animatronic spassosissimo di Megatron che posa insieme ai fan per le foto, insultandoli anche con pregevoli tempi comici, divenuto virale sui social. Questo ha consentito al brand Hasbro di galleggiare e competere sul mercato con una certa serenità, e di fidelizzare nuove generazioni posteriori agli 80. Però oggi, nel 2026, la gittata di questa spinta stenta ad andare oltre: cosa dovrebbe accadere ancora per incrementare ulteriormente le vendite dei robot vintage? Qualche invasione di Autobot veri?
  • Lo zoccolo duro che spende tanti soldi per i Transformers vigila sul mercato dagli anni 90/2000. Mi capita di mostrare ad amici collezionisti dei “ritiri” di Transformers usati, loose, fuori dai box originali, che fino a qualche anno fa avrebbero scatenato innalzamento di dopamina. Oggi mi guardano con l’aria delusa di un ragazzino che trova sul piatto a tavola il filetto di merluzzo scondito. Sono tutti alla ricerca del pezzo unico per concludere le proprie collezioni.
  • Così come per i Masters, l’industria del giocattolo ufficiale ha messo sul mercato – e non sembra volersi fermare – nuovi robot pensati per i collezionisti, di pregevolissima fattura, dettagliati, tarati sui gusti delle nuove generazioni e non soltanto della gente degli 80.

Quali sono i giocattoli vintage su cui conviene investire oggi?

Paragrafo di stesura difficile, anzi difficilissima. Ci sono senz’altro dei giocattoli sui quali varrebbe la pena investire nel 2026 e nel 2027, che in futuro potrebbero incrementare il loro valore economico. Il punto è che la maggior parte di questi sono moderni. Giocattoli che oggi passano sotto traccia, con valutazioni moderate, ma successivi ai 2000 e non è quello di cui dobbiamo occuparci in questo articolo, che si occupa di giocattoli vintage. Proviamo però ad offrire qualche input.

Investire in Lego

Con i mattoncini colorati cadrete più o meno sempre in piedi. La politica di Lego prevede la commercializzazione di set molto apprezzati, come quelli della serie Ideas, per periodi limitati. A distanza di un paio di anni al massimo quindi Lego li ritira dalla Store e chi li desidera è obbligato, obtorto collo, a rivolgersi al sottobosco del mercato dei resellers.
Certamente non tutti i set hanno uguale successo, ma anche acquistando set meno celebrati e di nicchia è davvero dura cadere nel fosso: malissimo che andrà recupererete i vostri.
In linea di massima però, in conseguenza dell’esaurimento di stock, il valore economico dei set incrementa progressivamente nel corso degli anni, lentamente o con impennate che i reseller più oculati riescono a prevedere (esempi: il Voltron, il recente Stranger Things, i modulari).
Requisito indispensabile: i set non devono essere aperti. E sempre al rialzo sono le valutazioni dei rarissimi set mai assemblati prodotti negli anni 80 e 90, un prodotto che disconosce la crisi.

Investire in trading cards (Pokemon, One Piece etc.)

investire in carte pokemon
Ideate sul finire degli anni 90 e prodotte fino ai giorni nostri, le cards sono un prodotto che può fregiarsi dell’attributo vintage. Basta non confonderle con le figurine, perché “non si attaccano”, le cards si raccolgono ma si giocano.
La richiesta è in continuo aumento, sorgono periodicamente nuove piattaforme interamente consacrate al trading delle carte da collezione, Pokemon, One Piece, Yu-gi-oh!, Riftbound, con indici e grafici di mercato che rimembrano quelli dei prodotti quotati in borsa.
L’interesse dei collezionisti, ma soprattutto degli investitori, sembra destinato ad impennarsi ancora. Ad oggi chi ha investito in carte Pokemon raramente si è pentito di averlo fatto.
Ci sono sicuramente alcuni elementi a garanzia di chi vuole investire ancora, che corroborano questo successo:

  • I giochi di carte Pokemon, Magic, One piece etc sono molto popolari e praticati nelle ludoteche o nelle fiere. L’acquisto di carte non è solamente finalizzato al collezionismo e all’esposizione del bene su uno scaffale di casa, ha una sua non marginale componente attiva e sociale, celebrata all’interno di un’ecosistema di giovani e adulti che si radunano e competono in tornei in tutto il mondo. Il gioco, più del collezionismo, tiene vivo il mercato più di quanto avvenga per le action figure da collezione.
  • Si tratta di un collezionismo giovane. A differenza di altri prodotti da collezione che abbiamo elencato in questo articolo e che emozionano solo gli “anta”, le trading cards Pokemon risvegliano l’interesse del bambino di 8 anni e dall’adulto di 50. Troverete conferma della solidità di questo universo navigando fra i gruppi social di esperti, dove tanti giovanissimi e adulti, sfoderando un linguaggio ornato da tecnicismi, si confrontano con energia e partecipazione. Energia e partecipazione che sempre più spesso tracimano in una pesante arroganza dialettica.
  • Il successo delle carte va di pari passo con il fenomeno della gradazione, pratica in crescita anche fra i moderni collezionisti/investitori. Non c’eravamo ancora arrivati con i fumetti italiani e neppure con le action figure italiane (si, ci sono stati tentativi geolocalizzati, ma il mercato di fumetti e action figure certificate in Italia non si è mai scaldato), per le cards invece la sensazione è di trovarsi nell’occhio di un tifone: si avverte un clima di selvaggia euforia, la gente va alla ricerca della carta “gradata 10” o ancor meglio, in condizioni così belle da comprarla e mandarla in America o in Regno Unito per farla gradare e ottenere 10. Questo è uno di quei deliri che, piacciano o no, creano hype e smuovono denaro, alimentano speranze, innescano chiacchiere.

Sarà così per sempre? Quali sono i punti a sfavore?
Sono anni che leggo che la bolla è destinata a scoppiare e ancora non è successo.
Non so se si tratti davvero di una bolla, ma una considerazione va fatta: il settore è drogato dagli investimenti speculativi e ad oggi la sensazione, non soltanto mia, è che siano più quelli che comprano per generare un profitto, per “mettere da parte e rivendere quando varrà molto di più”, degli utilizzatori finali del bene, cioè il target che è misura dello stato di salute di una nicchia, quel collezionista che acquista un oggetto unicamente perché gli piace e vuole averlo.

Le notizie che drogano il mercato delle trading cards

Il mercato si autoalimenta e gode di impennate quando social e quotidiani rilanciano la notizia di una vendita milionaria di una carta. Questo non è sano, capirete che c’è qualcosa che non funziona: “Oh, Logan Paul ha venduto una carta Pokemon Illustrator a 16 milioni di dollari, che nostalgia, vorrei ricomprare anche io le carte Pokemon!” Suvvia, non è così che va.
Queste notizie non riaccendono l’interesse ai nostalgici, semmai risvegliano l’appetito degli speculatori. Mercanti che rivendono ad altri mercanti. Fino ad ora il gioco ha sempre funzionato e personalmente non prevedo improvvisi intoppi o clamorosi crolli nei prossimi anni, ma arriverà inevitabilmente il momento in cui qualcuno si farà male.

Qualsiasi giocattolo vintage può essere un buon investimento se abbiamo la capacità di cogliere la febbre del momento

A mio avviso, bisognerebbe avere la sensibilità di prendere le schizofreniche dinamiche sociali odierne e trasporle sul mercato. Oggi ogni successo, personale o di un fenomeno, è tanto sconvolgente e acuto, quanto volatile. Trovo che il mercato del giocattolo sia speculare, scosso da “bombe” che generano compravendite sull’onda emotiva. Ma gli umori sono instabili e incostanti, e le bombe così frequenti che mentre vi preoccupate di come gestire la vendita di un oggetto esso appartiene già a un passato indegno di essere ricordato.

Il “caso” Cicciobello Sebino

Cicciobello Sebino (e poi Migliorati, e poi Giochi Preziosi) ne è fulgida dimostrazione: da bambolotto destinato ad un sereno pensionamento, come molti bambolotti dello stesso periodo cui abbiamo accennato nel paragrafo “giocattoli vintage su cui non investire”, è stato rilanciato in seguito ad una serie di articoli sui giornali. E magicamente tanta gente ha ricordato di quando in tenera età giocava con Cicciobello. Probabilmente giocavano anche con le bambole FIBA, ma nessuno ha inculcato loro in testa l’idea che anche queste vadano ricomprate. E poi succede che quando qualcuno compra qualcosa, anche chi gli sta accanto la vuole. E sto ciclo è così serrato ma anche molto limitato, tende ad esaurirsi. Ed ecco perché questi bollori commerciali vengono intercettati, compresi e sfruttati dai rivenditori di giocattoli vintage praticamente nell’immediatezza, senza temporeggiare.

F.A.Q

Investire in giocattoli vintage nel 2026-2027 conviene?

Se la tua idea di investimento è quella di acquistare un giocattolo degli anni 80, o conservarlo per anni in attesa che aumenti di valore: no, non conviene e difficilmente sarà un buon affare.

I giocattoli anni 80-90 possono ancora aumentare di valore ed essere un buon investimento per il futuro?

Possono esserlo se hai la fortuna di trovarli in qualche cantina e ti occupi della vendita nell’immediato. Che aumentino di valore è purtroppo meno probabile

Su quali giocattoli vintage è consigliabile investire?

Lego e Trading Cards per il momento sembrano registrare un trend in ascesa. Naturalmente bisogna saper comprare e studiare il settore, come in ogni ambito speculativo.

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