La fantascienza a fumetti in Italia ha una storia profonda, ramificata e spesso sorprendente. Ben prima che il termine science fiction entrasse nel linguaggio comune, le matite dei nostrani illustratori davano già forma a mondi sconosciuti, viaggi interplanetari, minacce cosmiche e macchine avveniristiche. È un percorso affascinante iniziato sulle pagine dei giornali illustrati degli anni Trenta, passato attraverso i tascabili e le riviste d’autore dei decenni successivi, fino a trovare una consacrazione seriale e industriale con l’universo Bonelli a inizio anni Novanta.
Per chi si avvicina a questo genere con l’occhio del collezionista, la fantascienza nostrana si divide in diversi filoni fondamentali:
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L’avventura spaziale classica, figlia del mito americano di Flash Gordon e Buck Rogers, rielaborata da autori italiani con un gusto unico per il racconto d’azione;
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I proto-supereroi e gli eroi mascherati, spesso nati da bizzarri adattamenti o da intuizioni coraggiose dell’editoria anteguerra e del dopoguerra;
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La fantascienza d’autore e distopica, esplosa tra gli anni Settanta e Ottanta sulle riviste contenitore, dove la ricerca grafica e concettuale ha toccato vette altissime;
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I tascabili popolari e le contaminazioni, che mescolavano lo spazio profondo con l’erotismo, l’horror o l’avventura pura.
Oggi, recuperare questi materiali non è soltanto un esercizio di nostalgia. Giornali d’epoca, fascicoli sciolti, vecchie riviste ormai introvabili e sequenze complete di serie storiche rappresentano un segmento di grande interesse per il mercato del collezionismo. Spesso chi eredita o ritrova una vecchia libreria stenta a distinguere una banale ristampa da un numero chiave degli anni Trenta o da un tascabile raro degli anni Sessanta.
Orientarsi tra le tantissime pubblicazioni stratificatesi nei decenni richiede metodo: bisogna conoscere le testate, saper valutare lo stato di conservazione e riconoscere quei piccoli dettagli editoriali che trasformano un semplice fumetto ingiallito in un pezzo da approfondire con attenzione prima di proporre o valutare una collezione.
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ToggleI pionieri della fantascienza a fumetti in Italia
Yambo: dalla letteratura fantastica al fumetto
Quando si risale alle radici profonde della fantascienza Made in Italy, il nome di Enrico Novelli – in arte Yambo – spicca inevitabilmente sopra gli altri. Personalità eclettica e straripante, Novelli è stato scrittore, giornalista, illustratore e perfino regista, imponendosi come uno dei nomi più originali della narrativa popolare nostrana tra fine Ottocento e inizio Novecento. La sua abilità è stata quella di plasmare un immaginario visivo e tecnologico del tutto inedito per l’epoca, traghettando il fascino delle invenzioni e dell’avventura dai romanzi illustrati fino ai giornali d’epoca e, infine, al fumetto seriale.
Già nel 1890, con Dalla Terra alle stelle. Viaggio attraverso l’infinito, Yambo dimostra una precoce fascinazione per i viaggi straordinari, tema che diventerà una costante della sua carriera. Tra le sue opere più significative spicca indubbiamente Gli esploratori dell’infinito (1906), un vero e proprio caposaldo in cui due giornalisti attraversano il sistema solare ed entrano in contatto con civiltà extraterrestri. Che si trattasse di esplorazioni sottomarine, macchine avveniristiche o continenti perduti, la sua penna ha anticipato di decenni gran parte dei temi cardine della science fiction moderna.
L’impatto di Yambo sulla cultura visiva italiana passa però soprattutto attraverso la stampa periodica per ragazzi e le riviste satiriche. Tra i collaboratori più assidui del celebre settimanale Il Novellino (fondato nel 1899), Novelli volle spingersi oltre: sul finire del 1900 rilevò e rilanciò Il Pupazzetto, testata creata originariamente da Gandolin nel 1886. È proprio su questo terreno di sperimentazione tra parola e illustrazione che si formò la sua sensibilità narrativa, ponendo le premesse per i capolavori a fumetti che avrebbe regalato al pubblico negli anni Trenta.
Gli uomini verdi: uno dei primi fumetti italiani di fantascienza
Nel catalogo delle sue opere a fumetti, Gli uomini verdi rappresenta un punto di svolta imprescindibile per la storia dell’avventura disegnata in Italia. Scritta e illustrata interamente da Yambo, la serie apparve a puntate sulle pagine del settimanale Topolino targato Mondadori, dal n. 139 del 25 agosto 1935 fino al n. 155 del 15 dicembre 1935, per un totale di 17 uscite.
Come dichiara apertamente il sottotitolo originale (Dramma sottomarino), il racconto mette da parte le orbite spaziali per calare il lettore negli abissi dell’oceano. Tra tecnologie futuristiche, mostri marini ed esplorazioni ad alta quota di profondità, la storia esplora il mito delle civiltà sommerse, riprendendo a distanza di anni quel fascino per il continente scomparso già affrontato dall’autore nel romanzo Atlantide. I figli dell’abisso (1901).

Oltre alla sua importanza narrativa, l’opera segna il passaggio chiave dalla prosa illustrata al linguaggio del fumetto italiano anteguerra. Un periodo d’oro per Yambo, che negli stessi anni darà vita ad altre perle del genere come Robottino, omino d’acciaio e I pionieri dello spazio.
Saturno contro la Terra e la fantascienza avventurosa
Tra i pilastri indiscutibili della fantascienza italiana su carta, Saturno contro la Terra occupa un posto d’onore. Nata da un’intuizione del celebre Cesare Zavattini, sviluppata nella sceneggiatura da Federico Pedrocchi e visualizzata dalle matite di Giovanni Scolari, la saga fece il suo esordio il 31 dicembre 1936 sulle pagine del settimanale I tre porcellini. Da lì in avanti, il racconto continuò la sua corsa epica sulle testate Mondadori in formato giornale, spostandosi su Topolino e successivamente su Paperino e altre avventure.
Al centro della trama c’è lo scontro drammatico tra i terrestri e le forze d’invasione di Saturno, guidate dal tirannico Rebo. L’impatto dell’opera fu dirompente: la complessità dell’intreccio, unita a un design di astronavi e macchinari dal sapore incredibilmente moderno per l’epoca, varcò persino i confini nazionali, ottenendo nel 1940 una storica pubblicazione negli Stati Uniti sulle pagine della rivista Future Comics.
Superman arriva in Italia: da Ciclone a Nembo Kid
L’arrivo dei supereroi d’oltreoceano nel nostro Paese ha una storia contorta e affascinante, che comincia ufficialmente il 2 luglio 1939. Quel giorno debuttava sul n. 19 de Gli Albi dell’Audacia un personaggio destinato a fare epoca, ribattezzato per l’occasione Ciclone, l’Uomo d’Acciaio. Sotto la pressione delle direttive del regime fascista sulle pubblicazioni estere, l’Uomo d’Acciaio subì un drastico “italianizzamento”: vennero alterati il nome, la grafica del costume e persino interi passaggi della trama. Quando poi i fascicoli importati dall’America cominciarono a scarseggiare, furono gli stessi autori italiani – in particolare Vincenzo e Zenobio Baggioli – a realizzare avventure del tutto inedite create in casa, dando vita a un capitolo unico e irrepetibile nella storiografia del fumetto d’importazione.
Nel secondo dopoguerra, superata la censura, il personaggio riprese gradualmente possesso delle edicole. Nel 1954 iniziò una nuova lunghissima stagione editoriale con il lancio de Gli Albi del Falco targati Mondadori, nei quali il supereroe venne rinominato Nembo Kid (privato temporaneamente della “S” sul petto), nome che mantenne per oltre un decennio prima che la testata riadottasse la denominazione originale Superman.
Focus collezionistico: i fumetti di fantascienza degli anni Trenta e Quaranta
Nel collezionismo di fumetti d’anteguerra e di prima fantascienza nostrana, la prima vera regola per non commettere errori di valutazione consiste nel saper distinguere con precisione tra giornali sciolti originali, raccolte rilegate d’epoca e ristampe amatoriali o successive.
I fascicoli sciolti usciti in edicola conservano intatta la freschezza dell’oggetto editoriale dell’epoca, ma proprio per la natura fragile della carta di giornale degli anni Trenta e Quaranta sono i più difficili da reperire in buone condizioni. I volumi rilegati – spesso realizzati da lettori o piccoli editori del passato – offrono il vantaggio di riunire sequenze o storie complete come Saturno contro la Terra o Gli uomini verdi, ma talvolta presentano i rifili dei margini ridotti dalla rilegatura o risultano privi delle copertine originali, elementi che incidono sulla commerciabilità del pezzo.
Un peso enorme sul valore di mercato è esercitato poi dalle prime apparizioni italiane di eroi o saghe destinate a fare la storia (dalle tavole di Yambo al Ciclone negli Albi dell’Audacia). Quando ci si trova di fronte a un nucleo di fumetti o giornali di questa stagione, una corretta identificazione dell’edizione, abbinata a una verifica puntuale di completezza, assenza di strappi, ingiallimento ed eventuali restauri, è il primo passo indispensabile prima di proporre una raccolta sul mercato o richiedere una quotazione professionale.
I fumetti di fantascienza italiani degli anni ’50 e ’60
Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia fu letteralmente conquistata dal mito della space age. Tra il boom della corsa allo spazio, l’incubo (e il fascino) degli alieni e il sogno dei viaggi interstellari, la fantasia di lettori e autori prese il volo. Questo entusiasmo si riversò subito sulle edicole: giornali, riviste e soprattutto albi a fumetti si riempirono di avventure avveniristiche, dando vita a una stagione straordinaria per la nostra editoria popolare.
Se vi ritrovate in casa vecchi albi o volete capire il potenziale di una raccolta ereditata, ricostruire la complessa storia editoriale di queste pubblicazioni è il primissimo passo per identificarle senza errori e coglierne l’effettivo interesse collezionistico.
L’effetto “Urania” e l’invasione della fantascienza in edicola
La vera svolta arrivò nel 1952 con il debutto in edicola de I Romanzi di Urania, la storica collana targata Mondadori. Non parliamo ancora di vignette e baloon, ma di libri e racconti d’appendice. Eppure l’impatto fu enorme, merito anche delle iconiche copertine firmate prima da Carlo Jacono e poi da Karel Thole, capaci di fissare nell’immaginario collettivo l’aspetto di razzi, astronavi e tute spaziali.
Negli stessi mesi prende vita anche l’editoria periodica d’esplorazione, come dimostra l’uscita nel 1952 della rivista Scienza Fantastica. Pur distinguendosi dal fumetto vero e proprio per formato e struttura, queste pubblicazioni creano il brodo di coltura ideale in cui la passione per il cosmo conquista fette di pubblico sempre più ampie.
Romanzi, riviste e vignette mantengono codici espressivi ben differenti, ma finiscono per nutrirsi delle medesime suggestioni, alimentando una fame insaziabile di avventure tra le stelle.
Dalle strisce nostrane ai maestri americani
L’avventura spaziale disegnata segue due binari paralleli: da un lato la creatività delle matite di casa nostra, dall’altro la massiccia importazione delle grandi firme estere. Il punto di riferimento assoluto resta il Flash Gordon di Alex Raymond, approdato sulle edicole italiane già nel 1934 sulle pagine de L’Avventuroso (ribattezzato all’epoca, per ragioni d’autarchia linguistica, come Gordon Flasce).
Le sue architetture aliene, le creature esotiche e le battaglie cosmiche segnano un solco profondo destinato a influenzare generazioni di autori anche nei decenni successivi.
Jeff Hawke e la svolta della fantascienza matura
Un momento fondamentale per gli amanti della sci-fi a fumetti è il 24 aprile 1962: sulle pagine del quotidiano Il Giorno fa il suo esordio italiano Jeff Hawke, la celebre striscia britannica ideata da Sydney Jordan. Nel 1965 la serie approda anche tra le pagine della rivista Linus, consacrando un modo di raccontare lo spazio finalmente maturo e adatto anche a un pubblico adulto.
Lontano dai semplici cliché dell’azione scanzonata, Jeff Hawke mette in scena il primo vero confronto filosofico con intelligenze straniere, condito da riflessioni profonde sulla natura umana e da atmosfere velatamente inquietanti. Il tratto realistico, minuzioso e l’estrema precisione scientifica ne fanno un capolavoro assoluto della letteratura disegnata.
La sperimentazione d’autore: Dino Battaglia e le tavole d’avanguardia
L’inizio degli anni Sessanta porta una ventata di profondo rinnovamento stilistico nel fumetto italiano. La fantascienza si trasforma nel terreno ideale per la ricerca grafica e per la costruzione di atmosfere suggestive.
Un nome su tutti è quello di Dino Battaglia, maestro indiscusso del bianco e nero e dell’uso pittorico delle campiture. Insieme alle sceneggiature di Mino Milani, Battaglia dà vita su Il Corriere dei Piccoli a storie indimenticabili come I cinque della Selena e I cinque su Marte.
Questi capolavori dimostrano come il genere fantastico potesse trovare cittadinanza d’autore persino sui giornali per ragazzi, senza restare confinato nei tascabili da edicola o nell’importazione americana.
Il fenomeno dei tascabili popolari: il caso Uranella
In parallelo ai grandi giornali illustrati, le edicole dell’epoca vengono invase dal formato tascabile. Tra le testate più curiose e cercate dagli appassionati spicca Uranella, pubblicata dalle Edizioni Bianconi tra il 1966 e il 1968 per un totale di soli 20 numeri.
Catalogata come serie di “fantamagia”, Uranella mescola fantascienza, avventura e velati spunti erotico-fantastici, guidando i lettori tra amazzoni spaziali, mostri cosmici e mondi lisergici. Rappresenta la quintessenza dell’editoria popolare dell’epoca e un documento prezioso per chi studia la contaminazione tra i generi nel fumetto italiano.
Quali fumetti di fantascienza degli anni ’50 e ’60 meritano di essere conservati?
Nel mercato del collezionismo cartaceo l’interesse non è mai casuale, ma risponde a parametri ben precisi che vanno esaminati nell’insieme:
Prime edizioni e varianti: Accertatevi che si tratti della prima tiratura originale e non di una ristampa d’epoca o successiva. Ricordate che il numero “1” di una serie è importante, ma non sempre risulta il pezzo più raro o difficile da scovare.
Prime apparizioni storiche: Gli Albi o i giornali che segnano l’esordio di un personaggio famoso hanno un valore storico enorme. È fondamentale distinguere l’esordio assoluto dalla prima pubblicazione italiana.
Sequenze e annate integre: Possedere una sequenza completa e ben conservata ha un peso collezionistico enormemente superiore rispetto a una manciata di numeri sparsi.
Stato di conservazione: È il fattore più rigido. Copertine staccate, pagine o inserti mancanti, rifilature del rifilacarte sui margini, macchie d’umidità o scritte a penna abbattono drasticamente la valutazione di un esemplare.
Se vi trovate a gestire un baule o un blocco di vecchi fumetti di famiglia, evitate assolutamente di dividere i numeri o vendere i pezzi singolarmente prima di aver ricostruito la raccolta. L’omogeneità di un blocco d’epoca o la presenza di una sequenza intera rappresentano il vero valore aggiunto della collezione.
Il consiglio migliore è quello di stilare un primo inventario delle testate e delle annate, scattando foto nitide alle copertine e agli eventuali difetti: sarà il punto di partenza perfetto per distinguere i pezzi comuni dalle vere chicche da collezione.
L’età d’oro delle riviste e la fantascienza d’autore (anni ’70-’80)
Tra gli anni Settanta e Ottanta, il fumetto di fantascienza conosce una stagione di grande rinnovamento. Accanto alle avventure popolari si affermano opere più mature, capaci di affrontare temi politici, sociali ed esistenziali attraverso ambientazioni distopiche, invasioni aliene e futuri inquietanti.
In Italia, questa evoluzione è favorita anche dalla diffusione delle riviste contenitore, che ospitano storie di autori italiani, argentini, spagnoli e francesi. Per il lettore si apre così la possibilità di scoprire scuole fumettistiche differenti; per il collezionista, le riviste dell’epoca rappresentano una testimonianza importante della trasformazione del linguaggio del fumetto.
L’Eternauta: il capolavoro argentino e la rivista italiana
Quando si parla di fantascienza a fumetti in Italia, un posto centrale spetta a L’Eternauta, opera scritta da Héctor Germán Oesterheld e disegnata da Francisco Solano López.
La storia originale viene pubblicata in Argentina tra il 1957 e il 1959 sulla rivista Hora Cero Semanal. Il protagonista, Juan Salvo, si trova ad affrontare un’invasione extraterrestre che sconvolge Buenos Aires. Una misteriosa nevicata mortale è soltanto l’inizio di una lotta per la sopravvivenza, nella quale il racconto fantascientifico diventa anche una riflessione sulla solidarietà, sul potere e sulla resistenza collettiva.
L’opera arriva in Italia nel 1977, sulle pagine del settimanale Lanciostory, pubblicato da Eura Editoriale. La sua diffusione contribuisce a far conoscere al pubblico italiano una delle opere più importanti della scuola argentina, insieme a un universo di autori e storie che si discostano dai modelli più tradizionali del fumetto d’avventura.

Occorre distinguere il fumetto dalla rivista italiana L’Eternauta, che ne riprende il nome proprio in omaggio alla sua importanza. La rivista esordisce con un numero zero nell’ottobre 1980, presentato in occasione del Salone Internazionale dei Comics di Lucca, e arriva regolarmente in edicola dal marzo 1982. Pubblicata inizialmente dalle Edizioni Produzione Cartoons (EPC), con la collaborazione redazionale di Comic Art, passa interamente sotto la gestione di Comic Art a partire dal numero 60, nel marzo 1988.
La rivista diventa un importante punto di riferimento per il fumetto d’autore, proponendo soprattutto storie di provenienza argentina e spagnola, senza trascurare autori italiani e franco-belgi. Le sue pagine ospitano nomi come Alberto Breccia, Horacio Altuna, Juan Giménez e José Ortiz, contribuendo ad ampliare l’orizzonte del lettore italiano.
Per approfondire la storia dell’opera originale e le sue diverse edizioni italiane, puoi consultare anche il nostro articolo dedicato a L’Eternauta, con la ricostruzione della storia editoriale e le indicazioni sul valore delle varie edizioni.
Le riviste d’autore: da Cannibale a Frigidaire
La trasformazione del fumetto negli anni Settanta e Ottanta non riguarda soltanto la fantascienza. In questo periodo nascono o si affermano riviste che sperimentano nuovi linguaggi grafici, affrontano temi controversi e superano i confini tradizionali del fumetto popolare.
Tra queste, Cannibale occupa un posto importante. Nata nel 1977 dall’iniziativa di Stefano Tamburini, Massimo Mattioli e altri autori dell’ambiente underground, propone un fumetto irriverente, satirico e sperimentale. Sulle sue pagine prende forma anche RanXerox, il personaggio creato da Tamburini e sviluppato graficamente con il contributo di Tanino Liberatore, destinato a diventare uno dei simboli del fumetto alternativo italiano.
Nel novembre 1980 esordisce Frigidaire, rivista che raccoglie e amplia quell’esperienza. Accanto ai fumetti trovano spazio reportage, illustrazioni, fotografia, cultura e satira. La fantascienza non è l’unico genere trattato, ma il clima di sperimentazione e la libertà espressiva di queste pubblicazioni contribuiscono a rinnovare anche il modo di raccontare mondi futuri, società distopiche e personaggi fuori dagli schemi.
Per chi colleziona fumetti, è importante ricordare che queste riviste non sono semplici contenitori di storie: sono documenti culturali di un periodo in cui il fumetto conquista nuovi spazi espressivi. Il loro interesse può dipendere tanto dalle opere pubblicate quanto dalla presenza di autori, episodi o contributi particolarmente significativi.
Star Trek: le prime edizioni italiane e le ristampe
Il percorso della fantascienza a fumetti in Italia comprende anche le pubblicazioni legate a Star Trek, la celebre saga creata da Gene Roddenberry. La storia editoriale italiana dei suoi fumetti è relativamente articolata e merita attenzione, perché le diverse collane non presentano necessariamente gli stessi contenuti.
Le prime pubblicazioni italiane risalgono al 1972, quando le Edizioni Fratelli Spada avviano una collana dedicata a Star Trek, composta da 15 numeri e basata su storie statunitensi pubblicate originariamente da Gold Key. Tra il 1974 e il 1976 escono inoltre cinque Albi Spada dedicati alla serie.
Nel 1980 viene pubblicato da Editrice Cenisio un albo che adatta a fumetti il primo film cinematografico. Una nuova fase comincia nel 1992, quando Play Press lancia una collana mensile che propone storie tratte dalle serie a fumetti americane, con avventure dedicate sia alla serie classica sia a The Next Generation.
Queste edizioni appartengono a momenti differenti della storia editoriale di Star Trek in Italia. Per identificarle correttamente è quindi necessario controllare editore, anno, numerazione e contenuti, evitando di confondere gli albi Fratelli Spada con le successive pubblicazioni Play Press.
Quali riviste e fumetti di fantascienza degli anni ’70 e ’80 conservare?
Il collezionismo di questo periodo comprende materiali molto diversi: singoli albi, riviste contenitore, raccolte rilegate e volumi monografici. Per stabilire l’interesse di una collezione è importante identificare con precisione ogni pubblicazione e ricostruirne, quando possibile, la storia editoriale.
Gli elementi da controllare sono soprattutto:
- Primi numeri e numeri zero: le uscite iniziali delle riviste possono avere interesse storico, ma non sono automaticamente le più rare o preziose. Nel caso de L’Eternauta, per esempio, il numero zero del 1980 è distinto dal numero 1 del 1982.
- Edizioni originali: un albo pubblicato nella sua prima edizione italiana è diverso da una ristampa successiva o da un volume che raccoglie storie già apparse in rivista.
- Serie complete: una raccolta integra di una rivista o di una collana può essere più interessante di un insieme di numeri isolati. È però necessario verificare la numerazione effettiva, tenendo conto di eventuali numeri speciali, supplementi e cambi di testata.
- Volumi monografici e raccolte: le edizioni che riuniscono storie pubblicate originariamente a puntate vanno identificate separatamente dalle riviste in cui quelle storie sono apparse per la prima volta.
- Stato di conservazione: copertine, costole, pagine, inserti e legature incidono sull’interesse collezionistico. Strappi, pagine mancanti, umidità e restauri devono essere segnalati quando si valuta una raccolta.
Se hai ereditato riviste di fumetti degli anni Settanta e Ottanta, evita di separare o vendere singolarmente i numeri prima di aver ricostruito la composizione del lotto. Una sequenza completa, la presenza di prime edizioni o una raccolta omogenea di una testata possono essere elementi importanti per determinarne l’interesse commerciale.